Museo

MONETE: Gruzzolo 21

Il secondo gruzzolo è composto da 21 monete d'oro, tarì siciliani della zecca di Palermo o Messina che vanno da Ruggera I (1072-1107) a Tancredi (1189-1194). Sembra che tali monete siano state rinvenute in una brocca di creta. Il luogo del ritrovamento viene indicato nel pavimento sottostante un ambiente costruito nel corso del secolo XVI, nei pressi del cosiddetto cortile delle armi.

Il gruzzolo di 21 tarì costituiva una somma ingente, utile all'acquisto di una casa o di un fondo rustico di medie dimensioni. Il proprietario che lo perdette o che, nascostolo, non potè più entrarne in possesso subì un danno non lieve.
Il terzo gruzzolo è formato da 22 monete di argento e una di rame. Vi sono esemplari delle zecche di Macerata, di Napoli, di Bologna che vanno dal 1392 al 1534.

In questo gruzzolo si trovano carlini di Alfonso I d'Aragona, di Ferdinando il Cattolico, di Carlo V. Fra gli altri c’è un grosso della zecca autonoma di Macerata. Il gruzzolo fu rinvenuto all'interno dell'area del castello medievale, in un locale adibito a stalla da una famiglia di contadini, che abitava il castello ancora negli anni Cinquanta.

Tra le numerose monete rinvenute durante gli scavi archeologici se ne indicano solo alcune. Si tratta di tre monete di bronzo, piuttosto malridotte, per le quali è possibile indicare il tipo.

La più antica, risale al III-II sec. a. C., proviene da Ebusus, l'odierna Ibiza, nelle Baleari. Le monete di Ebusus sono state individuate a Salerno già nel secolo scorso e fanno parte della collezione numismatica della Badia di Cava dei Tirreni costituita fin dall'800. Altre sono state da poco identificate nel deposito del Museo Archeologico Provinciale di Salerno. E’ probabile che tali monete, ritenute fino a qualche tempo addietro dei primi normanni, stiano invece a testimoniare i precoci rapporti commerciali della colonia marittima romana di Salernum, fondata all'inizio del II secolo a.C.
La seconda e la terza moneta premedievali sono un asse e un sesterzio assegnabili al II secolo d.C.

Fra le altre monete medievali si segnalano tre follari di Costantinopoli: uno di Costantino e Zoe e due di Romano I, della prima metà del secolo X. Numerosi sono anche i follari della zecca normanna salernitana; vi si aggiungono poi i denari degli Stati Latini di Acaia e di Atene, il grano di Giovanna e Carlo d'Austria (1516-1519) della zecca di Napoli.

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